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Deveys

La più piccola delle frazioni di Exilles è Deveys (ou Dvèi), il cui abitato è in parte condiviso con il comune di Salbertrand in seguito a un trattato-permuta del 1400. Il toponimo sembra derivare dal latino defensum, in riferimento al “divieto” di tagliare indiscriminatamente i boschi superiori, in un’area delicata come quella del monte Chabrière. Nel 1885, infatti, anno di grandi nevicate sulle alpi piemontesi, una grossa valanga investì l’abitato che all’epoca contava più di duecento abitanti, provocando trentacinque morti.

Nella piazzetta dove confluiscono le vie principali della frazione, si trova la Cappella dedicata a San Biagio e San Pietro Apostolo. La data di fondazione non è nota ma è certamente riferibile alla seconda metà del Quattrocento, secondo quanto testimoniano gli affreschi interni riemersi sulla parete destra dopo restauri recenti. L’edificio fu probabilmente già ristrutturato e ampliato tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, con il contributo attivo della popolazione. La cappella si presenta ad aula unica rettangolare articolata in due campate a botte e chiusa da abside piatta. La parete absidale ospita una tela del XVII secolo che raffigura la Vergine con Bambino tra i Santi Pietro Apostolo e Biagio Vescovo, con cornice intagliata a foglie dorate e rosette dipinte. Gli affreschi rinvenuti a lato della finestrella, lasciano presagire che un tempo tutte le pareti fossero dipinte. Nelle scene si riconoscono San Sebastiano, la Madonna con Bambino, Santa Lucia e Santa Margherita.

All’ingresso del Deveys s’incontra un’interessante fontana antropomorfa, datata 1773. La “maschera” ricavata da un monoblocco di pietra scolpita, ha i tratti piuttosto inquietanti, con occhi fuori dalle orbite, un volto rugoso e un grande naso piatto Il tutto conferisce alla figura uno sguardo severo. La testa veste un cappello con un ciuffo sommitale. Dalla bocca, piuttosto larga, fuoriesce un tubo da cui sgorga l’acqua raccolta in un catino di pietra  rettangolare, un tempo probabilmente di forma esagonale o ottagonale com’era nella tradizione di molte fontane dell’alta valle.

A sinistra vi è una pietra che segna il confine tra Exilles e Salbertrand e che reca quattro segni incisi: tre aste verticali sormontate da una traversa orizzontale.

Al fondo del paese, se si prosegue nella via principale, si giunge in una piccola piazza: la bourjà, oltre la quale vi è un’altra fontana antropomorfa. Sempre datata 1773, questa volta offre una testa con “volto” più tondeggiante e sereno, e che indossa un copricapo o una cuffia. Nell’edificio che un tempo ospitava le scuole elementari, oltre al vecchio forno si trova l’alambicco per la distillazione a legna, fatto costruire nel 1976 dal Consorzio di Sviluppo Agricolo “Alpe Soulliet”. L’alambicco, nei primi giorni di dicembre di ogni anno, è messo a disposizione dei viticoltori della comunità per la produzione della propria grappa. Dal 2013 il locale ospita anche il Museo della Grappa: “Gianfranco Joannas”, nato con l’intento di tramandare e promuovere la tradizione della distillazione a legna ancora viva sul territorio.

Info: Associazione Culturale «Funtana dla vi – Amici del Deveys»   
Tel.: 333-9933736 o 340-3252852

Cappella di San Rocco e San Sebastiano

L’origine si deve al Console di Exilles Pierre Odiard, che nel 1660 la fece edificare come cappella votiva privata, dedicandola a San Rocco e  San Sebastiano Martire. Nei primi tempi nell’edificio si radunarono anche i membri della Confraternita dei Penitenti Bianchi, detti i “Batù”. Pierre Odiard lasciò, tramite testamento redatto il 25 maggio del 1669, l’onere e l’obbligo ai figli Jaques Louis e Jean Baptiste di provvedere alla cura dell’edificio e di patrocinare la messa nel giorno della festa di Sant’Anna. Questo impegno non impedì una lenta rovina della cappella, fino a quando non ne venne in possesso nel 1735 Luis Odiard di Simon, che commissionò i lavori di consolidamento.

Fino agli inizi del XX secolo, la cappella restò alla discendenza della famiglia Odiard, tra periodi di oblio e altri di maggiore cura.  Dopo il 1911, con la morte di Carlo Odiard, la proprietà passò a un suo nipote: Alessandro Reymond. Ancor oggi la famiglia Reymond si occupa della manutenzione dell’edificio e di far celebrare la messa il 16 agosto, in occasione della festa di San Rocco. La cappella fu eretta probabilmente con pietra derivante dalla demolizione di un edificio più antico, come dimostrano i resti di alcuni bassorilievi precristiani.

Presenta una muratura che raggiunge lo spessore di sessanta centimetri, un tetto di “lose” irregolari sorretto da orditura lignea, e un piccolo campaniletto. La facciata principale, con la porticina di accesso, è scandita da una trave lapidea orizzontale con data di costruzione e tre croci a rappresentazione del Golgota, con alcune iscrizioni. Sotto la trave vi è il segno di un affresco del XX secolo, poi eliminato, mentre al centro si evidenzia una figura antropomorfa nelle fattezze di un viso. Anche la base delle cornici lapidee laterali, mostra bassorilievi ed elementi decorativi del materiale preesistente, così come un bassorilievo con inciso il nome di “Pierre Odiard costruttore”.

Interessante è anche la facciata nord con finestra ad arco strombato e bassorilievi. La finestra è sormontata dal Giglio di Francia, con a lato due delfini simbolo dei Conti d’Albon. La cornice lapidea di sinistra mostra un bassorilievo raffigurante Maria Vergine, Gesù Bambino e Giuseppe con attrezzi di lavoro in spalla, probabilmente scolpiti su un vaso su cui poggia il pane dell’Eucarestia. Sulla cornice destra altri bassorilievi sembrano raffigurare il martirio di San Sebastiano.

Sulla facciata ovest, la cornice lapidea di destra mostra tre raffigurazioni in bassorilievo riferibili a simboli pagani e paleocristiani. Infine la facciata sud, con finestra rettangolare murata un tempo usata come edicola ospitante la statua di San Rocco, trafugata al termine della Seconda guerra mondiale. La cornice di pietra della finestra possiede alcuni bassorilievi, dove spicca la crocifissione a testa in giù di San Pietro. L’interno è con volta unica a crociera e nell’abside vi è l’altare storico sormontato da un dipinto con San Rocco accompagnato da un cane, e San Sebastiano martirizzato. Sui lati vi sono due “penitenti bianchi” nell’atto di pregare la Madonna che mostra a una fanciulla le Sacre Scritture.

Le montagne exillesi e la storia alpinistica del Massiccio d’Ambin

Il Gruppo d’Ambin si estende dal Col d’Etiache al Colle del Moncenisio comprendendo tutto il fianco sinistro idrografico dell’Alta e Media Valle di Susa, da Oulx a Susa.  In questo gruppo vi sono alcune delle montagne più interessanti  dell’intera Valle di Susa e delle Alpi del Moncenisio, ricche di storia e di una discreta quota. Molte sono comprese nel territorio comunale di Exilles, al culmine del Vallone di Galambra, che si apre sulla sinistra idrografica del versante. Il Vallone di Galambra è servito da tre punti di appoggio, il cui principale è rappresentato dal Rifugio Levi Molinari (+39 0122 58241), posto a 1850 metri presso la frazione di Grande della Valle, in un’area di particolare pregio naturalistico. Al culmine del vallone, sullo spartiacque di confine presso il Colle d’Ambin Est, vi è il Bivacco Walter Blais 2925 m. Infine, il Bivacco Mario Sigot presso il Lago di Galambra a 2921 m, in un’area di grande interesse morfologico dettata dalla presenza, un tempo, del Ghiacciaio di Galambra. 

La Punta Sommeiller 3333 m, è importante nodo orografico tra i comuni di Bardonecchia, Bramans ed Exilles, ascesa per la prima volta nel 1871 dal geologo Martino Baretti. Sempre sul confine italo-francese sorge il Mont Ambin, tra il Colle d’Ambin Ovest 2872 m e la Punta Someiller (di cui in realtà costituisce un’anticima). Dalla vetta scendono due creste: quella Est Nord-Est è posta sullo spartiacque principale e si abbassa al Colle d’Ambin Ovest, costituendo la “via normale” alla montagna.

La Cresta Nord, invece, va a definire il Grand Cordonnier 3086 m. Entro queste due creste vi è un ghiacciaio di circo in forte riduzione, che fino a inizio estate, se in buone condizioni, offre una delle poche salite di ghiaccio dell’intero gruppo. Il Gran Cordonnier, situato in territorio francese ma vicino al confine, è una formazione rocciosa di discreta quota ma modesto sviluppo, che trovandosi isolata rispetto ad altre cime o dorsali vicine, assume una forma particolarmente riconoscibile e ardita. Fu asceso per la prima volta da Felice Montaldo e Augusto Sibille il 6 settembre 1876, e la sua esplorazione, un po’ come quasi tutte le vette del gruppo, fu prerogativa degli alpinisti torinesi.

L’itinerario più interessante e ripetuto è senza dubbio quello che si snoda lungo la Cresta Sud e la Parete Est, nota come “Via Barale” (PD-). Il complesso Niblè – Ferrand costituisce un tratto di spartiacque italo-francese compreso tra il Colle Ovest d’Ambin 2925 m e il Colle dell’Agnello sud 3160 m. Curioso è che la topografia francese nomini Pointe Niblè la Punta Ferrand e Pointe de Ferrand il M.Niblè. Gli oronimi di queste cime sono sempre stati al centro di complessi dibattiti della topografia locale, dall’uno e dall’altro versante. I montanari, del resto, sia francesi sia italiani, in barba alle dispute degli istituti geografici nazionali hanno sempre chiamato il complesso delle due cime “Ferrant”, facendo riferimento ai cospicui filoni di ferro che vi si trovano. Posta nel cuore del Massiccio d’Ambin, questa cresta è da subito entrata nella storia dell’alpinismo del gruppo montuoso. La prima ascensione nota del M.Niblè è opera di W.A.B. Coolidge con la guida Christian Almer e Pierre Michel, il 25 luglio del 1873 (Cresta Ovest Sud-Ovest), che però trovarono un ometto di vetta, forse opera di ufficiali del catasto. La prima italiana spetta invece a Martino Baretti e Augusto Sibille. La Cresta Nord-Est di collegamento con la Punta Ferrand, utile per compiere la traversata a questa cima, fu superata da Umberto Balestreri, Francesco Pergameni e Saverio Ranzi, il 5 aprile 1915 (F+) . Il versante nordoccidentale delle due cime ospita l’ormai ridottissimo ghiacciaio di pendio del Ferrand.

Tra Delfini e Savoia

La storia antica di Exilles non ci ha lasciato particolari testimonianze o reperti. L’area fu colonizzata da popolazioni e tribù celto-liguri, in questa zona designate come Segovii, cui subentrarono i Cozii.

Quando dal II secolo a.C i romani giunsero sulle Alpi occidentali queste popolazioni opposero dapprima una strenua resistenza, poi scelsero la via della collaborazione. A questo periodo risale il toponimo gallo-romano Excingomagus, probabilmente lo stesso identificativo del luogo citato da Strabone e Plinio. Avrebbe significato di “campo degli eroi”, in riferimento a un consueto punto di raccolta di guerrieri, chiamati per la difesa. Dopo la caduta dell’impero Romano, e all’inizio del V secolo d.C., la valle fu attraversata da Visigoti e Ostrogoti, mentre dal VI secolo, quando i Longobardi si attestavano nella bassa valle e nel torinese, i franchi presero possesso degli alti valichi e delle regioni di confine.

Già nel 773 , però, Carlo Magno aggirò le difese longobarde, le cosiddette “chiuse” poste in bassa valle, aprendosi il passaggio verso la conquista delle terre più a est. Tra il IX e il X secolo, Exilles, come tutta la valle, subì le scorribande dei “saraceni”, una massa eterogenea di genti in realtà provenienti dalla penisola iberica, o dal sud dell’Italia, spesso di religione mussulmana, cui si unirono ungari, corsari e comuni briganti. Dall’anno 1070, i conti d’Albon, futuri Delfini di Francia, estesero i loro domini su tutta l’alta valle e fino a Chiomonte, ed Exilles venne così a costituire un punto strategico per contrastare le mire espansionistiche dei Savoia sulle Alpi occidentali. E’ in questo periodo che prendono forma politica gli Escartons del Brianzonese, delle unità territoriali autonome i cui rappresentanti si riunivano per discutere la ripartizione dei tributi e la difesa del territorio. Exilles fece parte dell’Escarton d’Oulx.

Nel 1349 il Delfino, rimasto senza eredi, cedette le sue terre al primo erede del Re di Francia. Nel XVI secolo la valle fu coinvolta nelle guerre di religione tra cattolici e protestanti valdesi (1562-1590), e fu teatro del cosiddetto “Glorioso rimpatrio”. Sotto la guida di Henri Arnaud, gli ultimi esuli valdesi in Svizzera rientrarono in armi nelle loro terre della Val Chisone e Pellice, superando il blocco militare posto da francesi e savoiardi tra Exilles e Oulx.

Le mire espansionistiche di Luigi XIV “Re Sole” verso il Piemonte e la Savoia si concretarono con la Guerra di Successione Franco – Spagnola, ma dopo la disfatta francese sotto le mura di Torino nel 1706, il trattato di Utrecht del 1713 sancì il passaggio dell’alta Valle di Susa ai Savoia. I francesi tentarono ancora di riprendersi quelle terre, ma proprio a Exilles, nella Battaglia dell’Assietta del 1747, gli austro – piemontesi riportarono una schiacciante vittoria.

Dopo la parentesi napoleonica, con l’annessione del Piemonte alla Francia, il comune seguì le sorti del Regno di Sardegna prima e del Regno d’Italia poi, fino alla costituzione della Repubblica Italiana nel 1946.